Giornale&caffè story

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Giornale&caffè story

I prezzi dei giornali
I quotidiani ‘di regime’ che nel 1939 annunciarono l’inizio della seconda guerra mondiale costavano 30 centesimi, quelli che nel maggio 1945 ne dichiararono la fine, almeno in Europa, costavano tre lire. Erano tempi di inflazione e i quotidiani, che pure di rado superavano le 8 pagine, continuavano ad aumentare di prezzo. Nel solo 1947 il costo passo da 6 a 15 lire. In compenso la stampa era libera ed era il mezzo di informazione principale. Si arrivarono a stampare 200 quotidiani ogni giorno. Molte persone non sapevano leggere, soprattutto il linguaggio antiquato e pieno di allusioni utilizzato al tempo, ma chi poteva acquistava due o tre giornali.
In tutto il Paese negli anni 50 uscirono 100 quotidiani, ciascuno con la sua redazione autonoma, la sua pagina di esteri e di cinema, molta politica, molta cronaca e poche righe dedicate all’economia. Nel 1963 sopra i titoli dedicati alla morte di Papa Roncalli e di Kennedy era segnato un prezzo di 50 lire ma ci volle il 1974 per arrivare al muro delle 100 lire. In tempi di inflazione il muro ‘tenne’ davvero poco. Già a luglio si era arrivati a 150 lire. Abituati agli aumenti, gli italiani accettarono di pagare il loro quotidiano in media 10 lire in più ogni due anni fino a quando, nel 1988, si arrivò a 1000 lire. Più o meno in quegli anni iniziò a calare il numero di quotidiani venduti che era rimasto sostanzialmente fermo a 5-6 milioni di copie vendute.
Il prezzo no, ogni anno il quotidiano costava 100 lire in più fino ad arrivare alle 1500 lire del 1999 che si trasformano velocemente in un euro. Ma inizia la concorrenza di internet. Nel 1994 l’Unione Sarda è il primo quotidiano europeo ad avere una versione on line. Per questo e per la concorrenza della free press, il prezzo di un euro ‘tenne’ abbastanza a lungo. Solo nel 2013 – 2014 inizia la rincorsa verso quota 1,5 euro.
Oggi i 60 quotidiani rimasti vendono 3 milioni di copie. Nella grande maggioranza delle famiglie non entra nemmeno un quotidiano. Il fatto è che il prezzo dei quotidiani è aumentato più degli stipendi e quella che Hegel definì la ‘preghiera mattutina del buon borghese’ inizia a incidere sul budget. Dal 1950 al 1980 comprare un quotidiano al giorno richiedeva meno del 2% dello stipendio. Dopo l’oggettivo aumento nel numero delle pagine, l’introduzione del colore e di supplementi settimanali, portò al 2-3% l’incidenza dell’acquisto di quotidiani sul reddito netto che ora è al pari 3-4% di uno stipendio medio di 1370 euro.

I prezzi dei caffè
Se si esclude l’immediato dopoguerra quando il caffè era un lusso (ci voleva l’11% dello stipendio medio per berne due al giorno) il costo della tazzina al bar è rimasto sorprendentemente stabile in confronto al potere di acquisto delle famiglie in quasi 70 anni di storia. Il prezzo della ‘tazzina al bar’ è salito metodicamente di 10 lire ogni 5 anni dal 1945 al 1970. Nel 1956 per il caffè preso con Peppino ne La banda degli onesti Totò avrebbe pagato 40 lire. Nel 1970 Lucio Battisti e Mogol, se non avessero avuto Anna a prepararglielo ogni mattina, avrebbero dovuto lasciare alla cassa 70 lire. Due decenni di inflazione hanno decuplicato il costo della tazzina portandolo alle 700 del 1990. Il caffe che avrebbe reso nervoso Massimo Troisi nel film omonimo del 1982 sarebbe cosato in media 300 lire. A Napoli forse qualcosa di meno, perché a differenza dei giornali il prezzo del caffè era molto diverso da città a città. Nel 2007 era di 0,7 euro a Roma e Napoli, 0,8 a Milano e solo a Bolzano, Piacenza, Cremona e Ferrara toccava un euro. Nel 2003 Alex Britti che è di Roma, avrebbe pagato l’equivalente di 4.900 euro per i 7.000 caffè della canzone con la quale arrivò secondo a Sanremo. In ogni caso come si diceva l’incidenza del costo di un caffè al giorno è rimasto quasi sempre vicino all’1,7 / 1,9% dello stipendio medio. Solo negli anni prima e dopo la svolta del millennio era salito verso il 3%, ma a quel punto i prezzi si sono calmierati e il ‘muro’ dell’euro, almeno per ora tiene, anche per la concorrenza dei caffè in cialde casalinghi tipo Nespresso. Insomma da Totò a George Clooney!

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